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Le Albere | ph. Luca Chistè; © Le Albere | ph. Luca Chistè; © Le Albere | ph. Luca Chistè; ©

  DOCUMENTI

La storia delle Albere

L’area occupata dal quartiere «Le Albere» ha una storia urbanistica relativamente recente. Nel corso dei millenni, infatti, l’unico evento urbanistico e architettonico degno di nota, è la costruzione, nel XVI secolo, del Palazzo delle Albere, una villa-fortezza edificata dai principi-vescovo della famiglia dei Madruzzo.

La grande occasione di trasformazione inizia nel 1924, quando vengono avviate le operazioni preliminari e gli accordi tra la multinazionale francese Michelin e le autorità locali per le acquisizioni delle aree per insediare uno stabilimento produttivo, la cui collocazione è individuata proprio nell’area oggetto di questo studio. Tre anni dopo, in tempi record anche per l’epoca, lo stabilimento inizia la produzione. I volumi di produzione richiesti fanno sì che lo stabilimento raggiunga la sua massima espansione all’inizio degli anni Settanta con un organico di ben 1770 dipendenti.

A partire dagli anni Ottanta, inizia però la progressiva crisi della fabbrica, a causa delle mutate condizioni economiche internazionali, accelerate dal crollo del Muro di Berlino e la fine della Guerra Fredda.

Nel 1999 la vecchia fabbrica cessa definitivamente la produzione lasciando inutilizzata una superficie di circa undici ettari. Contestualmente alla chiusura della fabbrica vengono avviate delle trattative per la trasformazione dell’area, mentre il Comune di Trento sviluppa alcuni documenti di indirizzo per una trasformazione consapevole del comparto.

L’intero lotto viene acquistato da “Iniziative Urbane”, una società costituita da una partnership pubblico-privato che affida l’incarico all’architetto genovese Renzo Piano. Il progetto, elaborato dalla Renzo Piano Building Workshop, prevede la trasformazione urbana dell’ex area industriale della Michelin in una zona residenziale.

Il progetto si prefigge, in primo luogo, proprio la ricucitura dell’area con il tessuto cittadino esistente ed il recupero del rapporto con l’ambiente fluviale, attraverso una migliore fruizione delle sue risorse naturali. In secondo luogo, il progetto ha come obiettivo quello di rendere urbani luoghi che, per ragioni sociali e culturali, sono divenuti marginali rispetto alla città.

Le Albere, un quartiere europeo

Il progetto elaborato nello studio di Renzo Piano si sviluppa su un’area di 11 ettari, con circa 310 mila metri cubi di costruito, un grande polo espositivo (il Museo della Scienza), 300 appartamenti, 5 ettari di parco pubblico, 30 mila metri quadrati destinati a uffici e commercio, due piani di garage interrati con circa 2000 posti auto, di cui 480 condominiali e ad uso comune e 30 mila metri quadrati di strade e piazze. Si tratta quindi di un pezzo significativo di città che viene collegato al centro storico attraverso alcuni attraversamenti “sotto” la ferrovia per saldare il tessuto urbano del nuovo quartiere con quello più consolidato della città.

Viene anche pensato un parco che «scavalca» l’“Adigetto”, un piccolo rivo che raccoglie la rete delle rogge urbane storiche e che cammina, per alcune centinaia di metri, parallelo al Fiume Adige. «La definizione dei volumi costruiti – spiega lo stesso Piano – nasce dallo studio del Centro Storico di Trento ed in particolare dall’analisi di come le differenti attività vanno ad occupare gli spazi urbani, e dalle proporzioni fra la larghezza delle strade e l’altezza dei fabbricati».

L’intero nuovo quartiere sarà quindi «caratterizzato da edifici alti 4/5 piani con tipologia prevalentemente in linea o a corte, e con la presenza di due “oggetti speciali”, l’auditorium (che poi sarà trasformato nella Biblioteca di Ateneo, ndr) ed il museo, che funzioneranno da “magneti” aggreganti a tutte le ore del giorno, sia per gli abitanti del nuovo insediamento che per il resto della città».

La localizzazione di alcune grandi funzioni come il Museo della Scienza e di un parco a scala sovra-quartiere (che si affiancano alla presenza dello splendido Palazzo delle Albere), trasforma quella che avrebbe potuto essere solo un’operazione di speculazione immobiliare in vero e proprio progetto urbano.

Il verde pubblico rappresenta un altro grande tema di questo intervento. Il sistema connettivo costituito da filari di alberi che vanno a costituire l’ossatura del progetto sulle direttrici est-ovest diventa elemento trasversale unificante dei tre grandi protagonisti di questo intervento: la città esistente, il nuovo quartiere e il parco sul fiume.

La ricerca fotografica di Luca Chistè

In questo complesso contesto architettonico e urbanistico, s’inserisce l’interesse artistico di Luca Chistè per questo spazio urbano. La ricerca fotografica di Chistè arriva alle Albere dopo il lavoro sull’architettura dedicato a Berlino (esposto, tra le altre location, al prestigioso Centro Internazionale di Fotografia di Verona Scavi Scaligeri). E non è un caso.

È interessante osservare, infatti, la sequenza delle tappe di questo percorso. Trento dopo Berlino. La sua città natale, dopo quella che per qualità di vita, sperimentazione architettonica, fermento culturale, economia, modernità, molti considerano la capitale d’Europa. Ma non si tratta di un passo indietro. L’occhio di Luca Chistè, dopo aver peregrinato a lungo in Europa alla ricerca di quelle quinte architettoniche più moderne, con le quali ama giocare attraverso l’obiettivo, si è posato su quello spazio eccezionale della sua città d’elezione. In quel quartiere che sembra essere lontanissimo dagli stereotipi della «trentinità», fatta di tetti a capanna, balconi di legno, giardini recintati.

Lavorando sia in digitale che con il banco ottico ed i formati panoramici, il fotografo racconta questo nuovo quartiere della città di Trento, cercando di capire il perché del suo ancora faticoso riconoscimento da parte degli abitanti e mettendo in evidenza le sue componenti estetiche.

Già, perché questo è una delle prospettive attraverso la quale il quartiere di Piano può essere visto: quello della bellezza architettonica, dell’armonia delle forme, dell’equilibrio degli spazi. Temi che non hanno avuto molta attenzione, in questi anni, quando si è parlato delle Albere.

Ad essere al centro del dibattito sono stati invece gli aspetti critici e i limiti di questo intervento, dimenticando altre componenti, ugualmente importanti, che possono farci guardare questo frammento urbano attraverso un’idea diversa: ovvero che Trento possa avere nuove forme, nuovi spazi, nuovi ruoli.

Testi a cura di Alessandro Franceschini / © 2015 /

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